24 haiga per Mr. Paganini

 

Mr. Paganini suona ancor per me

 quel motivo in do che fa sognar…

NataIino Otto  – 1947

 

Rovistando nei ricordi d’infanzia ho ritrovato la musica che ascoltavo alla radio dei primi anni 60’, domandandomi chi fosse questo Paganini più volte menzionato nel ritornello. Poco importava, bastava sentire e pensare

“ecco l’amico di d'infanzia di papà che canta questa buffa canzone”.

Poi, negli anni successivi, Ella Fitzgerald, diffondeva la versione originale del 1937, con il suo incredibile scat!

Ma Mr. Paganini, il genio musicale genovese, era ormai a me noto soprattutto per i suoi “capricci”.

Mi affascinava la sua storia, la sua vita, (è stato forse la prima pop-star già nel 800’), e soprattutto la sua musica

 che definire moderna è riduttivo, non convenzionale è banale, demoniaca è scontato.

Profonda ecco, profonda sublime e evocativa per allora e per oggi.

Nel 1816 Nicolò Paganini inizia la stesura del suo capolavoro:

 I Capricci

 A duecento anni dalla scrittura di questo capolavoro voglio rendere omaggio al Genio e alla sua Composizione,

così io stesso ho tratto ispirazione dai Capricci per eseguire una ricerca su 24 improvvisazioni pittoriche, 24 haiga,

secondo la tradizione giapponese che vuole una composizione pittorica associata a un haiku.

 

Nel Seicento il termine Capriccio viene attribuito a disegni fantasiosi, lontani dai temi religiosi o etici predominanti al tempo.  Nel  Settecento questo  genere artistico  inizia  a  essere  apprezzato, grazie alle opere di  grandi  artisti quali

Piranesi (le Carceri d'invenzione), Tiepolo, Watteau, Guardi e soprattutto Goya (i Caprichos).

In architettura, i Capricci sono edifici stravaganti, frivoli o buffi, progettati più come espressione artistica che a scopo pratico,  si   trovano  solitamente  nei   parchi  e  nei  terreni  circostanti  a  grandi  ville  e  castelli,  alcuni  sono  stati

deliberatamente costruiti per sembrare in rovina. Tale forma artistica è stata particolarmente in voga tra la fine del XVI e il XIX secolo.

Il Capriccio, in musica, vive il suo apice durante il Romanticismo. Secondo la definizione del compositore e teorico della musica Michael Praetorius (nel 1608): il Capriccio «è una specie di fantasia improvvisata, nella quale si passa da un tema all'altro».

 

Gli elementi simbolico-grafici che inserisco nei miei 24 Capricci sono i “nodi” il cui significato è accentuato

dal sentimento poetico, negli haiku che li accompagnano.



 


VENEZIA  - 14 MAGGIO 2017






https://youtu.be/bcoKRfkPMFE














Immagini della Mostra nell'Auditorium della Biblioteca Civica



Capriccio n.1

tessuto su tela, gomma naturale, acrilici 

cm. 70x50x6


N. 1 in Mi Maggiore, Andante

Capriccio basato sugli accordi arpeggiati. Vede impegnate contemporaneamente tutte e

quattro le corde del violino, sulle quali l’archetto deve rimbalzare velocissimo, con la

tecnica ricochet (quattro note nell’arcata in giù e quattro in quella in su). Si crea, così, un

effetto accordale e polifonico, intervallato da sfavillanti scale a doppie terze, ascendenti e

discendenti, e cadenze armoniche.




 

Capriccio n. 2

tessuto su tela, gomma naturale, acrilici 

cm. 70x50x6


N. 2 in Si Minore, Moderato

Sua caratteristica, i salti da una corda all’altra, con rapidi colpi d’arco. Vi convivono,

duettando, note acute e note gravi, con estensioni talvolta estreme, arditi cambi di tonalità

e progressioni cromatiche.




 

 

Capriccio n. 9

tessuto su tela, gomma naturale, acrilici 

cm. 70x50x6


N. 9 in Mi Maggiore, Allegretto - La caccia

Interessante notare in questo capriccio, tra i più celebri, l’alternanza di due timbri, uno acuto

e uno grave, indicati dallo stesso Paganini: “imitando il flauto” e “imitando il corno”, con

l’intenzione di riprodurre l’atmosfera sonora delle battute di caccia dell’epoca e gli

inseguimenti tra cacciatore e preda descritti con volate e scintille sonore.




 

 

 

Capriccio n. 22

tessuto su tela, gomma naturale, acrilici 

cm. 70x50x6


N. 22 in Fa Maggiore, Marcato

“Sembra di vedere due gioiosi amici, che rincasano brilli dopo aver festeggiato insieme”.  Questa è la suggestione  dopo aver ascoltato la prima parte di questo Capriccio, che si apre con una spensierata melodia in doppie note -prima seste, poi terze, quindi decime-, continua con una sezione in cui si succedono accordi di trenote, s’impenna in uno scatto di virtuosismo in tonalità minore, con colpi d’arco martellati,

trilli velocissimi e salti di corda; infine, si conclude con la ripresa dell’idea iniziale.

 

  

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